Fascia Superficialis

È un immenso connettivo lasso che doppia la pelle praticamente su tutta la sua superficie. Sparisce in alcuni punti: la base del cranio e la regione della nuca, la zona sterno-costale, la zona sacrale e glutea, le rotule, i gomiti. Ad ogni arto, si arresta nel legamento anulare, e ciò fa sì che le estremità, mani e piedi, non siano ricoperte da esso.
Una delle prime funzioni della fascia superficialis è di nutrire l’epitelio cutaneo. Questo spiega il fatto che tutte le zone che abbiamo appena visto sprovviste di questo connettivo sono le zone elettive delle piaghe da decubito.
Accanto a questa funzione di nutrimento, la fascia superficialis è il punto di partenza della maggior parte dei capillari linfatici. Si trova anche in primo piano nella sudorazione. Ci è ben noto il fatto che un’ustione estesa, anche leggera, che distrugge la fascia superficialis, provoca la morte per mancanza di eliminazione (uremia).
È attraverso la fascia superficialis che il massaggio o la stimolazione meccanica passiva in generale, di qualsiasi tipo, trova la sua efficacia.

Il Peritoneo

Il peritoneo ha una doppia funzione connettiva. È un tessuto di sostegno e di protezione; è anche un tessuto di nutrizione e di eliminazione. Infatti è una grande membrana fibro-sierosa che collega tutti i visceri e permette i loro scivolamenti gli uni sugli altri mantenendoli in relazione tra loro attraverso stretti legami. È un sacco ermetico nel quale si sono sviluppati i visceri, il foglietto viscerale che li ricopre mano a mano nei suoi ripiegamenti.

Come tutte le membrane di guaina sierosa, un peritoneo parietale tappezza la parete interna delle cavità addominale e pelvica. È foderato da una fascia lassa: la fascia propria, fascia-laboratorio paragonabile alla fascia superficialis. Il peritoneo viscerale è la sierosa che ricopre gli organi. I suoi ripiegamenti formano gli elementi di unione e prendono un nome diverso a seconda della loro collocazione anatomica:

– i meso uniscono i segmenti del tubo digerente alla parete;
– i legamenti uniscono gli altri organi alla parete;
– gli epiploon uniscono i visceri tra di loro.

L’Aponeurosi superficiale

La comprensione di ciò che la fisiologia chiama “aponeurosi superficiale” è molto importante. È la base della globalità, il punto di partenza della nozione delle catene muscolari di cui si è molto abusato, “producendo” ognuno delle catene muscolari a seconda della propria fantasia per giustificare la propria tecnica. La conoscenza dei due sistemi crociati permette di dire che in effetti non vi è una catena separata, vi sono delle continuità funzionali, delle catene di coordinamento motorio, ma tutto il sistema aponeuro-muscolare, partecipa al minimo gesto. È prima di tutto “la globalità”. Il sistema aponevrotico è l’agente meccanico del coordinamento motorio.
I nostri studi di anatomia dell’apparato locomotore sono sempre composti di tre capitoli: le ossa, le articolazioni, i muscoli. È un modo di procedere molto ancorato all’insegnamento medico. Esso è tuttavia responsabile della grande ignoranza dei terapisti in questa materia. Come tutto ciò che si impara a memoria in astratto, viene presto dimenticato. Indipendentemente da ciò, questa forma di studio fornisce un’idea falsa della fisiologia del movimento come noi la concepiamo nella terapia manuale.

Fisiologicamente, dobbiamo considerare due scheletri:

a. uno scheletro osseo, l’elemento passivo della locomozione che ha le articolazioni a sua disposizione,

b. uno scheletro fibroso, elemento attivo che comprende i muscoli.

L’aponeurosi superficiale è lo scheletro fibroso. La si può immaginare solo attraverso la visione dello “scorticato” che illustra i nostri studi di anatomia.

Tesa sullo scheletro osseo, dona al corpo la sua morfologia, poiché la pelle non è altro che una guaina elastica che la ricopre.

L’aponeurosi superficiale è molto più di ciò che abbiamo appena affermato. Di superficiale ha solo il nome; comprende tutte le aponeurosi.

Di spessore variabile, si sdoppia un gran numero di volte per “frazionare” il sistema muscolare. I libri di anatomia ne danno una falsa visione affermando: “l’aponeurosi del deltoide che si prolunga essa stessa con l’aponeurosi del sotto spinoso”.

La verità è che una espansione dell’aponeurosi superficiale avvolge il deltoide, un’altra il sotto spinoso, ecc.

Come tutte le aponeurosi, e più di tutte le altre, poiché essa è l’origine dell’insieme, l’aponeurosi superficiale può essere considerata come composta da strati di tessuto connettivo fibroso sovrapposto. Tutte le aponeurosi presentano dei fasci di collagene in diversi orientamenti; è la definizione stessa della aponeurosi. Essa ha anche la possibilità di sdoppiarsi un certo numero di volte. I suoi sdoppiamenti “ripartiscono” il sistema contrattile secondo una divisione funzionale dell’insieme. È qui che si colloca la globalità del sistema aponeuro-muscolare.

I primi sdoppiamenti sono i setti intermuscolari. Dividono l’insieme contrattile in logge funzionali. Nella coscia, ad esempio, un setto intermuscolare esterno ed un setto intermuscolare interno separano la loggia anteriore degli estensori della loggia posteriore dei flessori. All’interno delle logge, altri sdoppiamenti, sia dell’aponeurosi superficiale, sia dei setti intermuscolari, dividono l’insieme contrattile in muscoli. All’interno del muscolo, nuovi sdoppiamenti separano le unità motorie, essendo ognuna di esse affidate ad un preciso motoneurone alfa: fasico o tonico. Potremmo andare oltre in questa ripartizione connettiva con il sarcolemma, il perimisio, l’endomisio, ecc.

Il sistema aponeuro-muscolare offre bene la visione di un insieme funzionale coerente, di un tutto nel quale ogni parte è coinvolta dalla tensione delle altre. Permette di comprendere che una grande parte della coordinazione motoria è fatta di tensioni e di riflessi miotatici. Non vi è azione muscolare isolata. Non può esserci una mancanza isolata.

Le aponeurosi sono l’agente meccanico della coordinazione motoria. Dai tempi lontani dei nostri studi, siamo sempre stati scettici verso la teoria dello schema corporeo che regola tutti i movimenti. Fortunatamente la fisiologia moderna ha ricondotto questo centro ad un’area corticale di raggruppamento delle informazioni sensitive tattili, della vista, dell’udito. È collocata all’incrocio dell’estremità posteriore della scissura laterale e del primo solco temporale.

L’organo centrale trasmette alla periferia solo un minimo di ordini precisi, su qualche muscolo che inizia il movimento. Tutte le altre contrazioni muscolari non devono nulla alla corteccia. Sono riflesse. Sono le aponeurosi che trasmettono ai muscoli le tensioni che provocano le loro contrazioni. Nella coordinazione dei movimenti, lo scheletro aponevrotico è la rete di comandi a distanza degli impulsi motori. La contrazione di un muscolo provoca quella dell’altro e così via.

Questa concezione della coordinazione motoria aponeuro-muscolare spiega perfettamente che le aponeurosi siano costituite da strati fibrillari sovrapposti ed incrociati. Una stessa aponeurosi può far parte di diverse catene. Ad ogni livello, le fibre connettive sono orientate nel senso delle costrizioni della catena alla quale esse appartengono. Si comprende anche che una stessa aponeurosi, con i suoi successivi sdoppiamenti, possa inguainare tutta una serie di muscoli congiunti di funzioni diverse. Vista in questo modo, l’aponeurosi superficiale prende una dimensione considerevole. Diventa l’elemento dominante del sistema locomotore.

Nasce in alto dalla periferia del cranio. Probabilmente, parte anche dal rachide dove essa si inserisce su tutte le spinose (legamento sopraspinoso). Questa inserzione lungo il rachide ci offre personalmente l’immagine non di una ma di due aponeurosi superficiali gemelle.

Nasce in alto dalla periferia del cranio. Probabilmente, parte anche dal rachide dove essa si inserisce su tutte le spinose (legamento sopraspinoso). Questa inserzione lungo il rachide ci offre personalmente l’immagine non di una ma di due aponeurosi superficiali gemelle.

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Quest’immagine è ancora rafforzata dalla giunzione anteriore. In alto, si fissa solidamente sulla parte anteriore dello sterno dove si confonde con il periostio. In basso, si attacca anche solidamente alla massa fibrosa pubica. Tra le due, costituisce un rafe solido ma deformabile: la linea alba.
Tenuto conto dell’estensione di questa aponeurosi, le altre inserzioni ossee del tronco sono relativamente rare. In avanti, si fissa sul bordo anteriore della faccia superiore della clavicola e soprattutto, cosa che è di grande importanza nei movimenti del capo, sull’osso ioide. Indietro, si fissa sulla spina della scapola. In basso, si attacca alla cresta iliaca con la sua faccia profonda, aderisce in avanti alla massa fibrosa pubica ed all’arcata inguinale che forma in parte con le sue fibre profonde.

Sugli arti, le inserzioni ossee dell’aponeurosi superficiale sono piuttosto particolari e soprattutto tipiche del loro ruolo nel coordinamento motorio. In effetti, essa aderisce a tutte le ossa, ma in un modo molto debole, più esattamente a distanza è attraverso i setti intramuscolari che invia la sua faccia profonda. Questo sistema di “redini”, di comando a distanza, permette una grande elasticità nell’azione delle trazioni.
Nell’arto superiore, dopo che si è fissata alle due ossa che dirigono i movimenti del braccio: la clavicola e la scapola, presenta soltanto una inserzione diretta sul bordo posteriore dell’ulna e sul contorno dei legamenti anulari del polso. L’arto è molto mobile nello spazio. L’azione a distanza si realizza piuttosto per mezzo delle espansioni che collegano praticamente tutta la muscolatura. I muscoli dell’avambraccio prendono tutti grandi inserzioni dirette sulla faccia profonda delle aponeurosi. L’inserzione sul bordo posteriore dell’ulna, l’osso meno mobile dell’avambraccio, non è che un punto d’appoggio che permette l’orientamento delle trazioni.
Nell’arto inferiore, tutto funziona diversamente. La rotazione globale dell’arto proviene dall’anca. L’aponeurosi deve prendere inserzioni più grandi a livello della gamba che non possiede in sé stessa una rotazione attiva indipendente.

Si effettuano su due ossa:

  • Sulla tibia, l’aponeurosi si confonde con il periostio della faccia antero-interna;
  • Sul perone, emette due setti intramuscolari che donano una grande elasticità alle trazioni.

Allo stesso tempo, le inserzioni sulle parti laterali della rotula e del suo sistema tendineo, sulle tuberosità tibiali controllano il sistema flessione – estensione.
Quando si osservano bene le cose, si può dire che l’aponeurosi superficiale è tesa sullo scheletro osseo come una tela di tenda sulle sue assi. Alcune ossa sono fissate: rachide, sterno, pube. Altre sono mobili e dirigono i movimenti: clavicola, tibia, perone. Altre ancora sono ossa sesamoidi: rotula, scapola, sacro. Visto sotto questo aspetto, è piuttosto facile ammettere che in questo sistema tutto è collegato, che il minimo movimento, il minimo spostamento di un elemento si ripercuote sugli altri.
La fisiologia dell’insieme aponevrotico è trasmettere le tensioni, tutte le tensioni, che siano attive o passive.
Dopo aver preso in analisi ciò che evoca la tensione muscolare, è necessario essere coscienti che questa non costituisce l’unica tensione trasmessa dalle aponeurosi. Le tensioni di squilibrio, quelle dovute ai movimenti segmentari, sono altrettanto importanti. Sono la base della funzione tonica. Le une permettono il controllo della nostra posizione eretta, le altre la fissazione dei segmenti che servono da punto d’appoggio alla muscolatura dinamica. Diremo che la nostra statica è realizzata dalle sinergie antagoniste grazie alle tensioni aponevrotiche antagoniste che reagiscono alla minima oscillazione.
Accanto alla nozione della globalità meccanica che ci offre il sistema aponevrotico, un’altra fisiologia rende anche necessaria la globalità di un trattamento. Tutto il tessuto connettivo, ma soprattutto il tessuto connettivo fibroso, è un immenso recettore sensitivo. Racchiude milioni di tenso-recettori che reagiscono alla minima tensione. Costituiscono uno degli elementi di questa grande funzione sensitiva che è la propriocettività. Come tutti i recettori sensitivi, un’attività permanente, qui una tensione prolungata, li rende rapidamente dolorosi. Il 90% dei nostri dolori sono causati dalla tensione. Come sempre l’organismo si difende contro la tensione. Una seconda tensione sopravviene rapidamente per neutralizzare la tensione iniziale (Legge delle compensazioni). Questa seconda tensione si compensa con una terza ecc. Solo l’ultima tensione che non può compensarsi rimane dolorosa.

Può collocarsi molto lontano dalla tensione primaria.

Questa fisiologia della “catena antalgica” è stata chiamata “riflesso antalgico a priori” da Françoise Mézières. È semplice capire che solo la scomparsa della tensione iniziale di partenza porterà la guarigione. Il trattamento dovrà progredire di dolore in dolore, di lesione in lesione, di deformazione, in deformazione, di tensione in tensione fino alla tensione primaria. Non esistono problemi isolati.

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L’osteopatia se applicata con ragionamento clinico ed intervento sistematico, può dare risultati validi sia sulla correzione, che sulla prevenzione.

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*L ‘immagine di copertina è tratta dall’opera Body Worlds dell’artista Gunther Von Hagens