Introduzione

Ancora oggi, è impossibile individuare un modello standard di trattamento per la marcata variabilità quantitativa e qualitativa della sintomatologia. Si tratta di una condizione particolarmente debilitante, ma nonostante l’inabilità a curare questa sindrome, è possibile il miglioramento dei sintomi (1).

Gli autori ritengono che il miglior approccio alla Fibromialgia venga dall’integrazione tra terapia farmacologica e non farmacologica, richiedendo ai pazienti di essere dei partecipanti attivi al processo terapeutico (2). I sintomi possono essere controllati e migliorati, attraverso una terapia farmacologica, la quale è costituita da un “cocktail” di farmaci di diverso tipo con azione mirata e da una terapia non- farmacologica, costituita da una serie di terapie, inclusa la fisioterapia (1).

Questi interventi di tipo fisioterapico saranno trattati nel dettaglio nel prossimo articolo, dal momento che oggi tratterò un aspetto fondamentale nella gestione sintomatica e che coinvolge il paziente in tutto il suo processo.

Premesse al trattamento: Paura, dolore e depressione

Prima di addentrarmi nella descrizione degli interventi di tipo non farmacologico della terapia della FM, mi vorrei soffermare a enfatizzare la correlazione, nonché il ruolo, della paura del dolore e del movimento, dei fattori cognitivi e della depressione rispetto alla tolleranza e all’estensione del dolore stesso, poiché lo ritengo un concetto fondamentale nella gestione del paziente con Fibromialgia.

Le ricerche hanno dimostrato che fattori cognitivi come le considerazioni, le credenze, le valutazioni, le aspettative del paziente, giochino un importante ruolo nella determinare l’adattamento ai sintomi in pazienti con dolore cronico. Gli effetti del pensiero negativo nel mantenimento e nel peggioramento del dolore cronico suggeriscono che la “patologia fisica”, che potrebbe aver innescato la comparsa dei sintomi, a lungo andare sembrerebbe giocare un ruolo meno preminente rispetto alle manifestazioni iniziali della patologia. L’eccessiva attenzione verso i pensieri e preoccupazioni per i sintomi e la paura del dolore e dell’attività possono contribuire alla depressione e alla disabilità fisica associata con la FM, instaurando un circolo vizioso (3).

Per esempio, in uno studio, che ha esaminato la depressione nella differenza di genere, ovvero tra 109 maschi e 136 femmine, in pazienti con dolore cronico, gli autori hanno evidenziato una relazione significativa tra concezione dell’immagine corporea e depressione nei pazienti di sesso femminile (4).

Viene da pensare che, quindi, che se vi è questa possibile correlazione tra dolore, depressione e percezione corporea, possa essere utile tentare di migliorare quest’ultima per ottenere un miglioramento del dolore e, in generale, dei sintomi (5).

EDUCAZIONE

Il dolore e le disfunzioni fisiche e psicologiche nei pazienti sono influenzati non solo dai processi psicologici, ma anche dai fattori culturali, ambientali, dal grado d’istruzione, dalla fiducia e dalle loro aspettative sul dolore. I cambiamenti, nel tempo, della percezione del dolore riflettono complesse interazioni tra processi psicologici, fattori ambientali, e comportamenti cognitivi (6).

Il paziente al “centro”. L’intervento principe è rappresentato dall’educazione, perché permette di coinvolgere attivamente e direttamente il paziente rendendolo parte integrante e fondamentale del processo terapeutico stesso (2) (6) (7). Il termine “educazione” racchiude al suo interno un duplice significato: uno orientato alla conoscenza della patologia in sé, l’altro incentrato sul trattamento e sulla spiegazione di quello a cui si sta sottoponendo il paziente per renderlo consapevole di quello che lo sta affliggendo di modo da permettergli di avere una visione realistica e razionale della propria situazione di malattia. Questo è molto importante, poiché il paziente, inoltre, acquisisce gli strumenti a lui necessari per poter effettuare un’autogestione di successo dei sintomi evitando la creazione di speranze, credenze, aspettative che non rispettano la realtà e che quindi non possono essere soddisfatte. Con questo approccio si può aumentare sensibilmente la fiducia del paziente nel trattamento (2) (7).

Gestione dello stress. I pazienti con Fibromialgia sembrano pensare di poter cambiare la loro condizione o fare qualcosa per risolvere i loro problemi, ma hanno bisogno di sapere e conoscere prima di poter agire. Altri autori suggeriscono che i pazienti dovrebbero essere istruiti in tutto e per tutto, oltre che in modo globale sulla malattia, anche su riconoscimento e sull’autogestione di stress, sonno, nutrizione, risparmio energetico, gestione del dolore, assunzione dei farmaci e condizionamento fisico (8).

Educazione nutrizionale. L’educazione nutrizionale comprende cautela nell’uso di caffeina, alcool e nicotina per migliorare e favorire un sonno più ristoratore (8): questo è importante, poiché, il disturbo del sonno può giocare un ruolo importante nella genesi dei Tender Points dolorosi (9). I livelli di serotonina sono importanti, poiché, oltre che a essere coinvolta nella modulazione del dolore, è coinvolta nella regolazione dell’umore e del sonno ed è assodato che l’assunzione di antidepressivi rappresenta uno dei capisaldi della terapia della Fibromialgia (10). Nei pazienti con Fibromialgia si rilevano, inoltre, bassi livelli di coenzima Q10 (CoQ10), un essenziale trasportatore di elettroni nella catena respiratoria mitocondriale e un forte antiossidante. La mancanza di questo coenzima è stata rilevata nella depressione e nella fatica cronica, due sintomi molto comuni in questa sindrome ed entrambi sono significativamente migliorati dopo l’integrazione del CoQ10 (11).

Risparmio energetico. Istruire il paziente nelle tecniche di risparmio energetico comporta il miglioramento delle capacità di gestione del tempo nel tentativo di stabilire uno stile di vita più equilibrato e produttivo, in accordo con i livelli energetici disponibili e con il bisogno di riposo. Queste tecniche sono costituite da esercizi posturali per una corretta meccanica corporea mirati a ridurre al minimo il fabbisogno muscolare, così come l’uso di ausili per ridurre al minimo la forza richiesta e il possibile sforzo causato dall’ipermobilità, spesso tipica di questi pazienti (8).

Controllo dei fattori aggravanti. I fattori in grado di aggravare la sintomatologia sono individuati nella mancanza di sonno, nella stanchezza, nel trauma psicologico (preoccupazione, ansia, depressione, mancanza di supporto), nei traumi fisici (attività fisica ripetitiva o eccessiva), nella prolungata inattività, nell’eccesso di peso, nel malallineamento posturale, nella cattiva alimentazione e nei cambiamenti metereologici (8).

Supporto socio-sanitario. Bolwijn e altri studiosi hanno evidenziato che molti pazienti con Fibromialgia o artrite reumatoide hanno bisogno di supporto di uno o due membri, come il partner e/o il medico, per la soddisfazione dei propri bisogni personali, poiché mostrano scarse intenzioni di costruire nuovi rapporti interpersonali e presentano la tendenza a non mantenere le relazioni, rischiando l’isolamento sociale (12).                                                     

Risulta di grande ausilio, in aggiunta, la gestione dello stress attraverso gruppi di supporto, specialisti qualificati come psicologi o psichiatri, attraverso pratiche meditativo-spirituali, come lo Yoga e il Tai-Chi.

  1. D’Arcy Y, McCarberg BH. New Fibromyalgia Pain Management Recommendations. J Nurse Pract 2005;1(4):218-25.
  2. Clauw DJ. Fibromyalgia: a clinical review. JAMA 2014;311(15):1547-55.
  3. Turk DC, Robinson JP, Burwinkle T. Prevalence of fear of pain and activity in patients with fibromyalgia syndrome. J Pain 2004;5(9):483-90.
  4. Novy DM, Nelson DV, Averill PM, Berry LA. Gender differences in the expression of depressive symptoms among chronic pain patients. Clin J Pain 1996;12(1):23-29.
  5. Lotze M, Moseley GL. Role of distorted body image in pain. Curr Rheumatol Rep 2007;9(6):488-96.
  6. Loeser JD. Trattamento del dolore. 3a edizione. Philadelphia: Lippincott Williams & Wilkins; 2001.
  7. Burckhardt CS, Goldenberg D, Crofford L, Gerwin R, Gowans S, Kugel P. Guideline for the management of fibromyalgia syndrome. Pain in adults and children. Glenview, IL: American Pain Society; 2005.
  8. Krsnich-Shriwise S. Fibromyalgia Syndrome: An Overview. Phys Ther 1997;77:68-75.
  9. Jain AK, Carruthers BM, Van de Sande MI, Barron SR, Donaldson CCS, Dunne JV, et al. Sindrome fibromialgica: una definizione di caso clinico e linee guida per specialisti. J Musculoskelet Pain 2003;11(4):3-107.
  10. Bellato E, Marini E, Castoldi F, Barbasetti N, Mattei L, Bonasia DE, et al. Fibromyalgia Syndrome: Etiology, Pathogenesis, Diagnosis, and Treatment. Pain Res Treat 2012;2012:1-17.
  11. Theoharides TC, Tsilioni I, Arbetman L, Panagiotidou S, Stewart JM, Gleason RM, et al. Fibromyalgia, a syndrome in search of pathogenesis and therapy. J Pharmacol Exp Ther 2015; 355(2):255-63.
  12. Bolwijn PH, van Santen-Hoeufft MHS, Baars HMJ, van der Linden S. Social network characteristics in fibromyalgia and rheumatoid arthritis. Arthritis Care Res 1994;7(1):46-9.