Definizione

La fibrolisi consiste in un intervento specifico strumentale, finalizzato alla normalizzazione delle funzioni del sistema muscolo-scheletrico, con estrema precisione e conservando l’integrità della pelle.
Si ipotizza, dai reperti archeologici ritrovati, che già nell’era preistorica i nostri antenati utilizzassero strumenti rudimentali finalizzati al nostro stesso attuale utilizzo. In merito a ciò non esistono certezze però.
Se non ci sono dati certi dei nostri antenati, ci sono però sulla medicina tradizionale cinese che, con i suoi più di cinquemila anni di vita, ci insegna che almeno fin dai suoi albori ad oggi, si avvale di arnesi utilizzati sul corpo per guarirlo.

La fibrolisi fu rivisitata dal fisioterapista svedese Kurt Ekman gli anni seguenti alla II guerra mondiale (1974). Ne è il precursore ed inventore con gli strumenti attualmente utilizzati.

Mediante l’uso di particolari strumenti è possibile agire sugli strati più superficiali dei tessuti con lo scopo di eliminare aderenze, noduli ecc. ecc.

Questa metodica pur essendo relativamente recente, possiede origini molto antiche, si hanno infatti alcune iconografia orientali ed occidentali vecchie di secoli in cui il paziente veniva massaggiato e trattato con strumenti a punta realizzati con ossa di animali o legno levigato.

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La fibrolisi fu rivisitata dal fisioterapista svedese Kurt Ekman gli anni seguenti alla II guerra mondiale (1974). Ne è il precursore ed inventore con gli strumenti attualmente utilizzati.

Mediante l’uso di particolari strumenti è possibile agire sugli strati più superficiali dei tessuti con lo scopo di eliminare aderenze, noduli ecc. ecc.

Questa metodica pur essendo relativamente recente, possiede origini molto antiche, si hanno infatti alcune iconografia orientali ed occidentali vecchie di secoli in cui il paziente veniva massaggiato e trattato con strumenti a punta realizzati con ossa di animali o legno levigato.

Si tratta di una tecnica per uso specifico in fisioterapia e medicina riabilitativa, che offre ottimi risultati nel trattamento di varie patologie che colpiscono il sistema muscoloscheletrico, soprattutto se applicata a livello dei tessuti molli.

La sua azione di rilascio tra le partizioni interfasciali e miofasciali ripristina il corretto scorrimento dei differenti piani anatomici durante il movimento e risolve potenziali fenomeni di compressione che possono causare dolore e disfunzione.

In presenza di eventi acuti la risposta del nostro organismo non sempre è ottimale. Il processo di guarigione può non essere perfetto e il risultato è la presenza di “cicatrici” o “aderenze” nei muscoli o nei tendini.

Tali cicatrici si presentano sotto varie forme come noduli o aderenze fibrose. A volte il processo di riassorbimento di tali strutture può durare mesi, se spontaneo, a volte può non avvenire. La fibrolisi cerca di avviare o accelerare il processo di riassorbimento, riportando il tessuto in condizioni di normalità.

È possibile simulare i benefici della fibrolisi in casi molto semplici, per esempio quando un evento traumatico (come un paio di scarpe sbagliato) ha creato un piccolo nodulo sul tendine d’Achille.

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Istintivamente, tendiamo ad automassaggiarlo con un movimento dolce ma deciso, che ha l’obiettivo di sciogliere il nodulo (il quale normalmente richiede spesso due o tre mesi per il riassorbimento spontaneo).

Regola di base

Accertarsi scrupolosamente che la fibrolisi sia il trattamento più indicato.

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La fibrolisi è indicata solo quando il processo di cicatrizzazione si è ormai completato (in maniera non ottimale).
È ovvio che usare la fibrolisi durante un trauma acuto può essere decisamente controindicato.

A volte può essere evidenziato un precedente trauma (contusioni, ematomi, stiramenti muscolari) o una patologia da sovraccarico funzionale da posture scorrette o da attività sportiva.

La fibrolisi è una metodica utilizzata in ortopedia, reumatologia, fisiatria e medicina sportiva che si rivela utile e in alcuni casi indispensabile in situazioni morbose di difficile trattamento che interessano i tessuti molli e le fibrosi para e periarticolari.

Se applicata correttamente, dimostra un’efficacia superiore ad altri mezzi fisioterapici nelle aderenze post-traumatiche e post-infiammatorie con sintomatologia dolorosa e limitazione funzionale.

La fibrolisi ha importanza anche ai fini diagnostici perché rende possibile percepire e localizzare con una palpazione profonda strumentale la presenza di formazioni fibrose nel contesto dei tessuti molli.

Essi consentono di esplorare e localizzare processi reattivi anche di modesta entità grazie alla forma dello strumento e alle piccole dimensioni delle punte esploranti e di trattare anche zone situate in profondità.

Esecuzione della tecnica:

La tecnica di esecuzione è semplice, ma richiede una manualità sicura, precisa e una sensibilità che solo l’esperienza riesce a garantire.

La fibrolisi si svolge in due fasi: dapprima di indagine o diagnostica, quindi segue l’atto terapeutico vero e proprio.

Se la formazione fibrosa è superficiale e facilmente comprimibile su un piano osseo, è sufficiente eseguire dei brevi movimenti di “va e vieni”, spostando la cute stessa sui piani profondi.

L’aderenza viene avvertita come un’asperità, che viene amplificata dalla vibrazione dello strumento.

Se si deve esplorare una zona profonda muscolare, dopo un’ispezione manuale orientativa, si afferra la massa muscolare fra pollice e medio della mano sinistra e la si solleva pinzandola seguendo il decorso delle fibre.

Si affonda quindi la punta dell’ansa terminale di idonea curvatura nella piega formatasi, in modo che la parte sollevata vada a riempire la concavità dell’ansa stessa.

A questo punto il fibrolisore viene utilizzato a scopo terapeutico.

Dopo aver agganciato il nodulo con la punta dello strumento, si eseguono dei piccoli e veloci movimenti a scatto, esercitando una pressione variabile in base alla resistenza del nodulo stesso.

Scopo della terapia è quello di sfaccettare la superficie del corpo fibroso in modo da riuscire nel corso di poche sedute (due o tre a distanza di qualche giorno fra di loro) a frammentarlo meccanicamente per via diacutanea.

Qualora ciò non fosse possibile completamente, può essere sufficiente allontanarlo dalle terminazioni sensitive irritate e responsabili della sintomatologia algica.

La seduta terapeutica provoca un discreto disturbo doloroso specie nei punti di maggiore aderenza.

Dopo la seduta si può avere una temporanea riacutizzazione dei sintomi, destinata a scomparire in breve tempo.

Il solo uso consentito per il dispositivo è mediante scorrimento percutaneo o lieve trazione.

Strumenti utilizzati nella F.C.F.® e consigli generali

Nella F.C.F.® (Fibrolisi Connettivale e Fasciale) si utilizzano unicamente due ferri, associati ad una manualità snella, sicura, scrupolosa e ottimale ed integrata, se non addirittura anticipata, da tecniche di terapia manuale:

  • (Ferro 1) Un manipolo composto da un gancio medio montato su un lato, ed una punta montata sul lato opposto;
  • (Ferro 2) Un manipolo composto da un gancio grande montato su un lato, ed uno piccolo montato sul lato opposto.

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