La grande famiglia degli integratori alimentari comprende vitamine, probiotici e prebiotici, sali minerali, metalli e fibre da assumere in caso di carenza di apporto con la normale alimentazione.
A questi dobbiamo aggiungere aminoacidi essenziali e acidi grassi essenziali, nonché tutta una serie di micronutrienti, oggetto di crescente interesse scientifico, quali antiossidanti e anti-radicali liberi (e spesso antinfiammatori ‘naturali’) presenti in frutta e verdura: polifenoli, tannini, catechine ecc. Infine, vanno menzionati anche una serie di prodotti vegetali, le ‘erbe’ e i derivati come pappa reale e propoli.

Si tratta, come accennato sopra, di sostanze normalmente presenti negli alimenti e che consentono, come sempre più spesso si assume in sede scientifica, di migliorare il funzionamento dell’organismo, favorire lo stato di benessere della persona e soprattutto prevenire alcune malattie.
Tuttavia, le scorrette abitudini alimentari (legate a cibi spazzatura, per intenderci) oppure l’eliminazione di alcuni alimenti, vuoi per motivi di gusto vuoi per scelte etiche o religiose, fanno sì che tali sostanze possano diventare carenti in modo relativo o assoluto, determinando problemi di salute da non trascurare.

Ciò detto, gli integratori vanno sempre considerati come prodotti alimentari destinati a completare la comune dieta in caso di accertata carenza e non devono costituire un’alternativa fissa a una dieta completa dal punto di vista nutrizionale.
Disponibili sotto forma di tavolette, compresse o gocce, in quantità dosate per massimizzarne l’effetto, gli integratori rispondono a esigenze nutrizionali precise e/o a condizioni fisiologiche particolari.
La loro funzione è quella di ottimizzare gli apporti nutrizionali, fornire sostanze di interesse nutrizionale a effetto protettivo o trofico e migliorare il metabolismo e le funzioni fisiologiche dell’organismo.
Chi li prescrive e chi li assume non deve pensare a una cura miracolosa, né al fatto che l’integratore sia essenziale e necessario anche in presenza di una dieta equilibrata e variata.
Volendo sintetizzare brevemente le principali carenze nutrizionali più comunemente riscontrabili nel modello alimentare attuale, possiamo segnalare:

– Carenza di acidi grassi a lunga catena Omega 3: scarsa o assente assunzione di pesce ricco di questi acidi grassi essenziali (pesce azzurro, salmone, pesce di acque fredde…).
– Carenza di aminoacidi essenziali: dieta vegana, con esclusione assoluta di cibi di origine animale, senza opportuna copertura con proteine ad alto valore biologico (soia, lupini).
– Carenza di potassio e magnesio: scarsa assunzione di frutta e verdura, nonché di cereali in forma integra.
– Carenza di antiossidanti e antiradicali liberi: scarsa o assente assunzione di frutta e verdura fresche.
– Carenza di ferro e vitamine del gruppo B: scarsa assunzione di cibi ricchi di questi micronutrienti (carne, verdure).
– Carenza di calcio: scarsa assunzione di latte e derivati del latte o, in alternativa, scarso apporto e/o produzione endogena di vitamina D (per esempio limitata esposizione alla luce), con relativo basso assorbimento del calcio dai vegetali.

Tutte carenze, queste, cui non si può e non si deve sopperire con la sola assunzione di integratori, ma che vanno colmate con un piano alimentare corretto e variato cui l’integrazione, ricorrendo determinati presupposti e condizioni, potrà fornire un sicuro e valido supporto.