Introduzione

Da un punto di vista anatomico il termine fascia indica una membrana di tessuto connettivo fibroso di protezione:

  • di un organo (fascia peri-esofagea, fascia peri ed intra-faringea);
  • di un insieme organico (fascia endocardica, fascia parietalis).

Indica inoltre i tessuti connettivi di nutrimento (fascia superficialis, fascia propria).
La parola fascia al singolare non rappresenta una entità fisiologica, ma un insieme membranoso molto esteso nel quale tutto è collegato, tutto è in continuità. Questo insieme di tessuti composto da un solo elemento ha portato la nozione di “globalità” sulla quale si basano tutte le tecniche moderne di terapia manuale. Essa ha come corollario principale, alla base di tutte queste tecniche, che la minima tensione, che sia attiva o passiva, si ripercuote su tutto l’insieme. Tutti gli elementi anatomici possono in tal modo essere considerati come meccanicamente solidali gli uni agli altri, questo in tutti i campi della fisiologia.
Il tessuto connettivo è la base di tutta la fascia. Rappresenta praticamente il 70% dei tessuti umani. Qualsiasi nome abbia, ha sempre la stessa struttura anatomica embrionale. Tra un osso ed una aponeurosi, ad esempio, non vi è una fondamentale differenza. La sola differenza è la distribuzione degli elementi che li costituiscono e le sostanze fissate dalle mucine di congiunzione.

Richiami anatomici della fascia:

   I. Come tutti i tessuti, il connettivo è formato da cellule connettive: i blasti. Vi sono osteoblasti nell’osso, condroblasti nella cartilagine, fibroblasti nel tessuto fibroso. Queste cellule a stella comunicano tutte attraverso i loro prolungamenti protoplasmatici. Non hanno alcuna attività metabolica. La loro fisiologia consiste unicamente nella secrezione di due proteine di costituzione: il collagene e l’elastina:

     a) Come tutte le proteine, il collagene e l’elastina si rinnovano, ma l’elastina, proteina di lunga durata, è una formazione stabile, mentre il collagene, di breve durata, si trasforma tutta la vita. È qui che si colloca per noi la maggior parte delle patologie del connettivo.

     b) All’interno del tessuto, le due proteine formano delle fibre. Le fibre di collagene si uniscono in fasci: i fasci connettivi. Sono “cementate” tra loro da una sostanza mucoide di congiunzione. Questa mucina idrofila ha la proprietà di fissare delle sostanze derivate dall’ambiente interno. Queste sostanze creano tutta la diversificazione dei tessuti connettivi. Le fibre di Elastina si costituiscono in una rete dalle maglie più o meno larghe attraverso il tessuto.

        c) Per ciò che ne sappiamo, non si conosce ancora l’elemento che stimola la secrezione dell’elastina. Al contrario, l’elemento che stimola la secrezione del collagene è conosciuto da molto tempo. È la tensione del tessuto. Tuttavia, e questo è importante per comprendere la patologia, a seconda della forma della tensione, la secrezione è diversa.

  • Se la tensione sopportata dal tessuto è continua e prolungata, le molecole di collagene si installano in serie. Le fibre di collagene ed i fasci connettivi si allungano.
  •  Se il tessuto sopporta delle tensioni brevi ma ripetute, le molecole di collagene si installano in parallelo. Le fibre di collagene ed i fasci connettivi si moltiplicano.

Nel primo caso, si realizza il fenomeno della crescita: l’elemento connettivo si allunga. Nel secondo si realizza una “addensamento del tessuto”; diviene più compatto, più resistente, ma progressivamente perde la sua elasticità.

    II. Lo spazio lasciato libero tra le cellule connettive è occupato da ciò che l’anatomia chiama: “La Sostanza Fondamentale”. È composta da tre elementi: i fasci connettivi di collagene, la rete di elastina, il liquido lacunare

     a) I fasci connettivi di COLLAGENE. Costituiscono l’elemento solido del tessuto: la sua trama proteica. Sono praticamente inestensibili. Solo le loro sinuosità, a seconda della loro maggiore o minore grandezza, permettono una piccola elasticità. La rete elastica di Elastina è praticamente stabile. È facile comprendere che più il tessuto racchiude delle fibre di collagene, meno è elastico e viceversa. Purtroppo, lo abbiamo ricordato, il sistema del collagene non è stabile. Durante tutta la vita, sotto l’influenza delle tensioni che il tessuto sopporta, può modificarsi:

     Sia allungarsi. È il fenomeno della crescita in lunghezza del connettivo, cioè prima di tutto dell’insieme aponevrotico, tendineo e legamentoso. Le ossa si allungano ineluttabilmente attraverso l’attività delle loro cartilagini di coniugazione. Mettono in tensione il connettivo fibroso periferico che si allunga in maniera proporzionale all’intensità di questa tensione. È una fisiologia importantissima per noi. La ritroveremo nella patologia degli squilibri statici. Essendo la tensione minore nelle concavità scoliotiche che nelle convessità, le deformazioni si fissano attraverso una differenza di lunghezza dei tessuti. Poiché il tessuto muscolare possiede lo stesso meccanismo di crescita, in patologia chiameremo questo fenomeno “accorciamento muscoloaponevrotico”.

     Sia addensarsi. È una difesa del tessuto. Se diventa più solido, perde la sua elasticità e non adempie più perfettamente alla sua funzione meccanica. È un circolo vizioso. Più il tessuto perde la sua elasticità, più sopporta delle costrizioni di tensione, più diventa denso, più perde elasticità. L’invecchiamento dell’uomo è un addensamento progressivo del suo connettivo.

Questo addensamento giunge spesso fino ad una ossificazione. Sono i fenomeni dell’artrosi. D’altra parte, è forse la cosa più importante, attraverso la produzione di nuove fibre di collagene, l’addensamento riduce il volume degli spazi lacunari e la circolazione dei fluidi e circolazione vitale.

        b) La rete di ELASTINA è certamente l’elemento elastico. È doppiamente elastica: l’Elastina lo nella sua struttura, come tutte le reti, e le sue maglie si deformano sotto l’effetto della tensione. È una rete stabile. L’elasticità del tessuto connettivo dipende unicamente dal suo grande addensamento.

         c) Il terzo elemento della sostanza fondamentale è il LIQUIDO LACUNARE. Ovviamente occupa tutti gli spazi lasciati liberi tra le cellule connettive, i fasci di collagene e la rete di elastina. Ancora una volta il volume di questi spazi è funzione del maggiore o minore addensamento del tessuto. Questo liquido è la “linfa interstiziale”, così denominata poiché è nel suo seno che tutti i capillari linfatici prelevano gli elementi che si trasformeranno in linfa. Si tratta di plasma sanguigno. È un liquido vitale. La linfa interstiziale al contrario è sede di un’immensa attività metabolica in questo senso. Racchiude un gran numero di cellule nutritive ed un numero ancora maggior di cellule macrofaghe, e ciò le dona un posto di primo piano nella funzione di nutrimento cellulare e nella funzione dell’eliminazione.

Fisiopatolgia meccanica della fascia

Il tessuto connettivo è la sede degli edemi che non sono altro, la maggior parte delle volte, che stasi del liquido lacunare, dovuti ad un cattivo drenaggio linfatico di cui il liquido lacunare del connettivo (linfa interstiziale) è il punto di partenza. Sono anche dovuti in gran parte alla mancanza di motilità dei tessuti.
Si tratta di un circolo vizioso. La stasi di liquidi frena ed impedisce la motilità dei tessuti, e questa mancanza di motilità provoca la stasi.
Il connettivo, in particolar modo il connettivo fibroso, può modificarsi tutta la vita a seguito delle tensioni da lui sopportate. Una tensione prolungata lo allunga, delle tensioni ripetute lo addensano. Tutta la sua patologia meccanica risiede in questa fisiologia.

Una tensione prolungata lo allunga. È la fisiologia della crescita. L’osso si allunga ineluttabilmente attraverso le sue cartilagini di crescita. Questo allungamento mette in tensione le aponeurosi ed i tessuti periferici che si allungano così proporzionalmente. Le cose nel frattempo non sono così semplici. In questa fisiologia, vi è un’opposizione meccanica tra l’allungamento osseo e la resistenza connettiva, in particolar modo a livello del connettivo fibroso piuttosto addensato, è il caso delle aponeurosi, delle lamine fibrose ecc. Generalmente è l’allungamento osseo a vincere, non sempre contemporaneamente e non sempre completamente. Se la resistenza connettiva domina, è l’osso che si deforma. Se è abbastanza frequente durante la crescita del bambino, non risparmia l’adulto. È, ad esempio, responsabile dell’evoluzione del ginocchio valgo, dato che questa deformazione mette in continua tensione il legamento collaterale interno del ginocchio. Può così essere responsabile di un accorciamento della crescita, ma anche di un allungamento anormale del connettivo fibroso.

Tensioni ripetute lo addensano attraverso l’aggiunta di nuovi fasci connettivi di collagene. È un fenomeno che prosegue tutta la vita. È una fisiopatologia fisiologica. Può giungere fino alla calcificazione. Tutta la nostra vita, il connettivo fibroso sopporta tensioni meccaniche ripetute: tensioni muscolari, tensioni dovute ai movimenti, tensioni dovute agli equilibri instabili, o agli squilibri ecc.

È prima di tutto il caso delle aponeurosi, ma soprattutto dei tendini, i legamenti e le capsule articolari. Tutta la vita questi elementi si addensano e perdono progressivamente la loro elasticità. È un circolo vizioso. Più si addensa il tessuto, più perde elasticità, più perde la sua elasticità, più si addensa. L’invecchiamento dell’uomo è un progressivo addensamento del suo connettivo.
Poiché l’addensamento ha un limite, esso può giungere, ad una calcificazione. Le aponeurosi, i tendini, i legamenti e le capsule sono fatti di connettivo fibroso. L’osso, il periostio, la cartilagine, le pareti vascolari e viscerali, le meningi, il cristallino dell’occhio, ecc. sono di tessuto connettivo. Potremmo moltiplicare gli esempi. Tutti questi connettivi hanno la stessa struttura di base, simile a quella del mesenchima embrionale. L’unica differenza, all’infuori del loro maggiore o minore addensamento, è costituita dagli elementi fissati dalla mucoide di congiunzione dei fasci connettivi di collagene. Essa è l’ossomucoide dell’osso e fissa i sali minerali, la condromucoide per la cartilagine, per il cristallino fissa alcuni elementi vitrei ecc.
La mucoide del connettivo fibroso è neutra, ma può facilmente trasformarsi e fissare i sali minerali. Sono i fenomeni di artrosi praticamente inevitabili nell’uomo.

Come tutte le proteine, il collagene possiede il suo enzima di distruzione: “la collagenasi”. È liberato nell’ambiente interno dai fenomeni di fagocitosi. Sappiamo che la linfa interstiziale del connettivo è il campo d’azione dei polinucleati e delle cellule macrofaghe, cioè il centro di una importante produzione di collagenasi.

Un’ultima fisiopatologia che si può citare per ciò che riguarda il connettivo è quella del dolore. Non si tratta di un grande dolore insopportabile, anche se a volte può essere acuto, ma di un dolore sordo, lancinante poiché si prolunga spesso nel tempo. Il tessuto connettivo fibroso: il sistema aponevrotico e tendineo, i legamenti, sono in effetti i grandi recettori della propriocettività. Il tessuto connettivo racchiude milioni di organi di Golgi, di recettori di Ruffini, di Walter – Pacini che informano l’encefalo sui movimenti e la posizione dei segmenti. Sono fatti per reagire a tensioni precise generalmente di corta durata. Attivati dalle tensioni prolungate, diventano facilmente dolorosi. Il secondo è anche il caso di tutti i dolori statici.

Dall’antichità, il miglioramento circolatorio è affidato alle manovre di massaggio. Con questa metodica, però, viene reclutata solo la circolazione venosa di ritorno e la circolazione linfatica periferica.

In questa sede è necessario ricordare che la circolazione sanguigna del muscolo è molto particolare. A riposo, è essenzialmente superficiale e ridotta al 30% delle possibilità. La maggior parte del sangue arterioso passa direttamente nel circuito venoso attraverso i suoi “ponti arteriovenosi”. La maggior parte dei capillari sono chiusi. La circolazione completa, cioè l’apertura dei capillari profondi, si risveglia solo durante le contrazioni, in presenza degli scarti della combustione muscolare. Questo dunque non accade durante il massaggio o la stimolazione meccanica passiva in generale.