La Fibromialgia (FM) è una sindrome clinicamente molto complessa. È caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico cronico diffuso localizzato in regioni caratteristiche chiamate Tender Points (TP) e da una varietà di altri sintomi associati come fatica, rigidità, disturbi del sonno, disfunzioni cognitive ed episodi depressivi (1) (2).

EPIDEMIOLOGIA

Dopo l’osteoartrosi, la Fibromialgia rappresenta la seconda malattia reumatica più comune (3). È una patologia che si verifica con maggiore frequenza nelle donne avendo un rapporto femmine : maschi di 3:1 e mostrando un andamento crescente con l’aumentare dell’età, con il picco massimo tra 55-64 anni (4) (5).

Al di là di questi dati, la Fibromialgia può insorgere in qualsiasi età, anche nell’infanzia3. In Italia, uno studio ha rivelato una prevalenza media del 3,7%, nello specifico del 5,5% nelle femmine e dell’1,6% nei maschi (6). 

EZIOPATOGENESI

I meccanismi che stanno alla base della Fibromialgia sono sconosciuti (7).

L’ipotesi più accreditata sullo sviluppo della patologia sembra essere quella della Sensibilizzazione Centrale: l’ipersensibilità verso stimoli sia dolorosi che non, dovuta ad abnorme ipereccitabilità dei neuroni centrali mediata da diversi neurotrasmettitori (serotonina, dopamina, noradrenalina, SP, endorfine, encefaline) e attività neurochimiche, che determina una anormale e intensa amplificazione del dolore. Questo implica:

  • Iperalgesia, iperpatia, allodinia;
  • Espansione del campo percettivo;
  • Scarica elettrofisiologia prolungata;
  • Spiacevole dolore successivo allo stimolo (es. bruciore e parestesia) che perdura più a lungo del normale.

Queste modificazioni funzionali causano una neuroplasticità che porta a una eccessiva amplificazione dello stimolo nervoso periferico. La Sensibilizzazione Centrale sembra essere il principale meccanismo coinvolto nello sviluppo e nel mantenimento della cronicità del dolore, il sintomo cardine di questa patologia (2).

Per Sindromi da Sensibilizzazione Centrale (SSC), come accennato nella definizione, si intende un gruppo di sindromi simili legate a questo fenomeno. Tra queste troviamo, ad esempio: la sindrome da fatica cronica, la sindrome della vescica irritabile, i disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare e l’emicrania, disturbi che non casualmente sono comunemente associati alla Fibromialgia (1) (2) (3) (8).

SINTOMATOLOGIA

La Fibromialgia è una sindrome caratterizzata da un’ampia varietà di disturbi:

  • Dolore muscolo-scheletrico cronico diffuso;
  • Rigidità;
  • Spossatezza;
  • Disturbi del sonno;
  • Depressione;
  • Manifestazioni muscolo-scheletriche (es. contratture e accorciamento muscolare);

  • Manifestazioni disautonomiche (es. ipotensione ortostatica, vertigini, irregolarità cardiache e respiratorie);
  • Manifestazioni neuroendocrine: alterazione secrezione cortisolo, estradiolo, GH, TSH, 5-HTT, DA;
  • Manifestazioni neurocognitive: attenzione, apprendimento, memoria.

Il sintomo più caratteristico, però, come già rimarcato in precedenza, è il dolore muscolo-scheletrico cronico.

  • Diffuso: bilaterale, sopra e sotto il cingolo pelvico;
  • Distribuzione non anatomica: dolore globale o locale inaspettato e fluttuante con carattere spesso migratorio;
  • Caratteristiche: allodinia, iperalgesia, iperpatia, dolore persistente e dolorabilità alla palpazione dei TP che è indipendente dal dolore diffuso;
  • Descrizione: bruciante, tagliente, lancinante, acuto, pulsante, profondo e/o qualsiasi combinazione di questi.

Possono associarsi anche artralgia diffusa, dolore al petto similanginoso, dolore lombare simil-sciatalgico, crampi alle gambe (40% degli affetti), cefalee croniche (50-60%) e disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare (TMD) (8).

DIAGNOSI

Nel 1990, l’American College of Rheumatology ha elaborato dei criteri diagnostici (ACR criteria 1990) che si basano su due punti fondamentali che devono essere associati a un accurato esame obiettivo:

  • Storia del dolore muscoloscheletrico diffuso: dolore che perdura da più di 3 mesi in tutti e quattro i quadranti del corpo, con il coinvolgimento aggiuntivo di dolore assiale nel tratto cervicale, toracico o lombare;
  • Positività di 11/18 Tender Points: un tender point risulta positivo se dolente alla digitopressione di 4 kg/cm2(sufficiente per fare impallidire l’unghia dell’esaminatore) (9).

Questi due criteri, il dolore diffuso e la positività ai tender points, presentano una sensibilità dell’88,4 % e una specificità dell’81,1 % per la diagnosi di FM (10).

L’elaborazione di questi criteri, però, non deve escludere una valutazione più approfondita e completa. Si ricorre, infatti, anche a raccolta e valutazione dei sintomi associati, che accompagnano il dolore e che potrebbero apparentemente non essere collegati come astenia, disturbi del sonno, debolezza, deficit di attenzione e della memoria, sintomi vestibolari e molti altri.

La diagnosi differenziale è basilare e va posta con quelle patologie che possono ‘simulare’ la Fibromialgia come l’ipotiroidismo, la sindrome da fatica cronica, l’epatite C, la malattia di Lyme, l’apnea notturna, la malformazione di Chiari, ma soprattutto con quelle malattie reumatiche di origine autoimmune come il Lupus Eritematoso Sistemico (LES), la sindrome di Sjögren, altre connettiviti sistemiche, l’artrite reumatoide e le spondiloartriti. Queste sono tutte patologie che possono causare un dolore muscolo-scheletrico vago e diffuso associato ad un alto livello di fatica, che possono quindi ingannare l’esaminatore. Per tale differenziazione può essere utile servirsi degli esami di laboratorio (9).

TERAPIA

Non esiste una cura per la Fibromialgia, ma è possibile gestire e controllare i sintomi, compreso il dolore.

  • Terapia farmacologica: combinazioni di più farmaci con diverso meccanismo d’azione come FANS, anticonvulsivanti, antidepressivi e miorilassanti;
  • Terapia non farmacologica: panorama variegato composto da educazione, terapia cognitivo-comportamentale, esercizio fisico, terapia fisica e terapia alternativa e complementare (11).

Bibliografia

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