La crescente richiesta di adeguate soluzioni alla cura dei dolori recati da lombalgia, cervicalgia, sciatica, nonché dei comuni dolori da sovraccarico muscolare, dovuta anche a un aumento di tali ed altre patologie, tanto nello sportivo professionista che nell’amatore – perlopiù a causa della profluvie di competizioni cui è spesso chiamato il primo e dei ritmi vorticosi imposti dalla quotidianità al secondo – hanno portato la scienza a concepire e la tecnologia a realizzare nuove tecniche e nuovi ritrovati per rispondere, vuoi in via preventiva vuoi in sede terapeutica, alla necessità di un ripristino ottimale dello stato di forma.

Tra le ultime acquisizioni in questo campo merita sicura attenzione l’utilizzo di particolari cerotti o patches, congegnati in maniera tale da non rilasciare nessuna sostanza medica, in linea con la tendenza a conferire dignità terapeutica, alternativa quanto complementare al trattamento farmacologico, alle metodiche e ai trattamenti che non contemplano l’uso di farmaci (pensiamo, ad esempio, al crescente apprezzamento che riceve il variegato mondo delle discipline olistiche o alle acquisizioni guadagnate dalla scienza alimentare).

Nello specifico, tornando ai patches, la ricerca clinica ne ha suffragato la bontà a beneficio dell’individuo e delle sue performance, nonché un’ampia prospettiva di utilizzo.

L’assunto di fondo su cui si basa questa nuova tecnologia è quello per cui, come naturalmente avviene per ogni corpo caldo, anche il nostro emette raggi infrarossi attraverso onde elettromagnetiche e, per converso, è suscettivo di esserne penetrato. Le ricerche hanno evidenziato come il corpo umano sia sensibile alle onde infrarosse che viaggiano nello spettro compreso nella frequenza tra gli 8 e i 14 micron.

Nel momento in cui onde emesse in questo range di frequenza vengono direzionate verso il corpo umano, quest’ultimo ne trae benefici in termini di espansione dei capillari e circolazione sanguigna.

Occorre dire che l’utilizzo dei raggi infrarossi in ambito terapeutico non è nuovo alla comunità scientifica. Da circa trent’anni gli studiosi, soprattutto cinesi e giapponesi, svolgono ricerche sui trattamenti terapeutici con utilizzo di infrarossi e in Giappone è presente anche una “Infrared Society”, composta da professori, medici e terapisti che si dedicano a questo campo di studi (1).

Come ha precisato la Dottoressa Toshiko Yamazaki nel suo The Science of Far Infrared Therapies (2), gli effetti benefici dei raggi infrarossi dipendono in gran parte dalla capacità di questi ultimi di rimuovere le tossine accumulate dall’organismo, le quali spesso sono all’origine di molte malattie e problemi di salute.

Gli studi hanno così dimostrato che l’impiego delle onde infrarosse migliora il microcircolo e la vascolarizzazione. In caso di patologie a carico dell’apparato osteo-articolare o conseguenti a traumi da affaticamento muscolare, questo favorisce una riduzione del processo infiammatorio e pertanto una riduzione del dolore. Sappiamo infatti che l’aumento della temperatura locale e la conseguente aumentata vascolarizzazione sono tra gli elementi che delimitano la sintomatologia infiammatoria. Ne discende che il calore generato dall’infiammazione e la conseguente emissione di onde infrarosse, qualora regolate da un processo di riequilibrio delle frequenze, potrebbe ben portare a un miglioramento della funzionalità vascolare e dunque a governare il decorso del processo infiammatorio (3).

Tale ultimo riscontro è favorito proprio dagli speciali patches di cui dicevamo sopra, che, costituiti da un particolare materiale riflettente, sono in grado di riequilibrare le onde FIR (Far Infra-Red), ovvero le onde infrarosse emesse dal nostro corpo e che si pongono lungo una precisa lunghezza d’onda elettromagnetica (tra 4 e 16 µ) detta dell’infrarosso lontano, che è quella porzione dello spettro infrarosso più lontana dalla luce visibile. L’azione sviluppantesi in questo range  consente di favorire gli scambi metabolici con effetti benefici sull’organismo.

Viene infatti agevolata, come accennato, l’espansione dei vasi capillari e la riduzione dell’accumulo di tossine, con un correlato miglioramento del livello di ossigeno e una riduzione del livello acido del nostro corpo, che facilitano l’incanalazione delle stesse verso l’apparato escretore con un conseguente sollievo dal dolore (4).

Potremmo sostenere che, attraverso tale tecnologia il paziente è posto in condizione di auto-curarsi e di utilizzare la sua stessa emissione energetica per curare il dolore.

Si tratta di un principio altamente innovativo, anche tenendo conto del fatto che tali cerotti, non contenendo farmaci, non hanno nessuna controindicazione legata all’utilizzo di questi ultimi.

Le misurazioni realizzate presso il CNR di Pisa hanno dimostrato una capacità di riflettenza della frequenza degli 11 µ nel range dell’infrarosso lontano delle cellule.

I patches trovano oggi impiego soprattutto nel settore ortopedico, riducendo sensibilmente il disturbo dell’infiammazione legato alle tendinopatie della spalla o in caso di dolori di origine artrosica come cervicalgie e lombalgie.

In generale, si può affermare che l’applicazione di questo prodotto spazia dal miglioramento delle condizioni circolatorie come nel caso del piede diabetico all’aumento dei risultati legati alla forza, all’elasticità e alla potenza che permetterebbero ad un atleta di migliorare le proprie performance sportive. Inoltre le recenti ricerche hanno dimostrato che l’utilizzo dei patrches aumenta sensibilmente la stabilità del soggetto trattato, con un conseguente miglioramento dell’equilibrio e del coordinamento dell’apparato locomotorio.

(1) Accenniamo soltanto, rimandando alla bibliografia di riferimento, per analogia di materia e per rendere contezza di un fenomeno affatto naturale, alle pratiche note alla medicina tradizionale cinese e al Qi Gong, antica disciplina contigua alle risultanze della medicina cinese, che hanno in comune proprio la capacità di gestire l’emissione dei raggi infrarossi e dei flussi energetici. Il National Yang-Ming Medical College di Taipei, Taiwan, pubblicò nel 1991 un articolo in cui si misurava con strumenti scientifici l’energia emessa dal palmo della mano di un Maestro di Qi Gong e si sosteneva che l’emissione di infrarossi durante tale pratica contribuiva alla rigenerazione del tessuto connettivo. D.J. Fletcher, “Warming Up to FIR”, Alternative Medicine Magazine, 2001. Sulla medicina tradizionale v. K.Y. Yap, Authentication of traditional Chinese medicine using infrared spectroscopy. “Distinguishing between ginseng and its morphological fakes”, JBS, 2007, 265-73; S.Q. Sun et alii, Analysis of traditional Chinese medicine by infrared spectroscopy, Beijing, Chemical Industry Press, 2010. Sul Qi Gong v. LC Matos et alii, “Assessment of Qigong-related effects by infrared thermography. A case study”, Zhong Xi Yi Jie He Xue Bao, 2012, 663-6; W. Yuwen et alii, “Research on the infrared radiation under the qigong states”, Human Body Science Research Centre, 1989, 1-34.

(2) Yamazaki The Science of Far Infrared Therapies, Tokyo, Man & History, 1987.

(3) A. Zangara, Medicina preventive e riabilitativa, Padova, PICCIN, 1996, 396 ss; C. Zerosi, Terapia conservativa in odontostomatologia, Torino, Minerva,1963, 637 ss.

(4) J.B. Sullivan, G.R. Krieger, Clinical Environmental Health and Toxic Exposures, Lippincott Williams & Wilkins, 2001.