Una delle cause meno note, e talvolta trascurate, di squilibrio dell’assetto posturale è rappresentata dalle cicatrici sia cutanee che profonde. Si tratta di  uno dei fattori patogenetici che maggiormente contribuiscono a determinare squilibri funzionali dell’organismo e a produrre anomalie posturali. I meccanismi attraverso cui le cicatrici sono in grado di creare tali squilibri sono numerosi. Tra questi gioca un ruolo fondamentale la trazione che il tessuto cicatriziale è in grado d’indurre a livello delle fasce corporee. Infatti le cicatrici comportano spesso aderenze, con conseguente dolore, anche in distretti corporei distanti e generano posizionamenti da parte di tutto il corpo, che si ‘avvolge’ su una data cicatrice, per compensare la tensione prodotta da quest’ultima nella parte interessata.

Dal punto di vista fisiologico, le cicatrici comportano una perdita della normale lubrificazione e creano una riduzione della capacità di scorrimento delle superfici, cui si accompagna la sensazione di immobilità del tratto e la conseguente diminuzione di ossigenazione e alterazione del microcircolo e del pH. Tutto questo conduce a una distruzione delle fibre elastiche e alla formazione di fibrosi e aderenze, fino al formarsi di una cicatrice rigida o cheloide, ovvero di una cicatrice ‘datata’ ancora rossa in quanto non guarita del tutto.

Di solito le cicatrici importanti che possono determinare un disordine posturale sono quelle localizzate nel tronco. Le possiamo distinguere tra quelle che esitano da un intervento chirurgico come appendicectomia, taglio cesareo, tiroidectomia, laparoscopia,  discectomia, laminectomia, interventi chirurgici al cuore e agli altri visceri (stomaco, intestino, reni, etc.), e quelle che derivano da traumi o incidenti.

I visceri (stomaco, intestino,ecc.) sono tutti collegati fra di loro e legati alla parete scheletrica (colonna vertebrale, cassa toracica, bacino), sicché un’aderenza superficiale data da una cicatrice può alterare il loro stato di tensione, funzionamento e rapporto con altri organi creando rigidità e dolori riflessi sulle strutture scheletriche/articolari e del viscere stesso. Come già accennato in precedenza, il sintomo di un problema correlato a un’aderenza cicatriziale può essere avvertito anche a distanza dalla cicatrice stessa e nel corso della mia esperienza in campo osteopatico mi è capitato spesso di trovare, per esempio, una correlazione tra disturbi alla spalla sinistra e appendicectomie, così come tra gonalgie ed aderenze date da interventi all’apparato riproduttore femminile.

Pertanto, di fronte ad una cicatrice di notevoli dimensioni, l’osteopata valuterà dapprima la postura del soggetto, effettuando in seguito alcuni test di mobilità viscerale e articolare e, infine, interverrà con alcune tecniche di release (allungamento) del tessuto connettivo a livello della fascia superficiale interessata dalla cicatrice, ripristinando l’equilibrio posturale. Spesso si può avere un risultato positivo già nel breve termine, sia per le articolazioni, che ritroveranno la loro ‘fluidità’, sia, data la recuperata elasticità dell’addome, per il transito intestinale, con una migliorata funzionalità dell’attività digestiva, altrimenti ostacolata da  difficoltà digestive, gonfiore, stitichezza. Questa metodologia ha, peraltro, dimostrato la propria efficacia anche nel caso di disturbi riconducibili a cicatrici ‘datate’.